giovedì, 17 novembre 2005

NIENTE OLIMPIADI INVERNALI SENZA SPONSOR
Ecco cosa succede quando vince la sinistra, partendo dal comune più piccolo alla città più importante d’italia, i comunisti sono così intruppati nelle loro fanatiche ideologie, da vivere con il paraocchi sulla mente.  Producono decisioni al limite del nichilismo, sono praticamente disposti a  tagliarsi letteralmente le palle, pur di non concedersi a chi non condivide le loro ideologie.

E’ quello che è successo con l’azienda americana della Coca Cola, che è anche lo sponsor dei Giochi Olimpici invernali.
Era già accaduto nelle scuole di Roma e di altre parti d’Italia, e questi comportamenti sono ancora di più inquietanti in quando non sorgono spontaneamente dal basso, ma vengono veicolati dall’alto e si impongono a diktat, che gli imbecilli sinistrati seguono pedissequamente.
Stiamo tornando alle lotte di classe degli anni 30 e ci stiamo pericolosamente isolando dal resto del mondo, che ha compreso quanto l’economia sia il volano del benessere.  Persino la Cina che non ha abbandonato la sua ideologia comunista, si è aperta al libero mercato. 
Ma perché noi dobbiamo renderci così ridicoli davanti al resto del mondo? E ancora perché dobbiamo danneggiare l'economia di un'azienda che produce benessere, solo perché è stata fondata nel paese simbolo, che questi fanatici odiano, rappresentato dagli USA? E soprattutto: perché dobbiamo danneggiare l'Italia?
Questi i fatti:
logo sport invernali piemontesiIl Comune di Torino: ''Boicottate la Coca Cola''
Grottesco caso diplomatico-politico: lo sponsor principale delle Olimpiadi invernali accusato di sfruttamenti in America Latina. Pescante: ''Ci facciamo ridere dietro dal mondo''. Poi le scuse del sindaco all'azienda Usa.

TORINO - Alla fine è dovuto intervenire Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino, con una telefonata chiarificatrice al consigliere delegato della Coca Cola, Nicola Raffa. Solo così è stato evitato il grottesco incidente diplomatico tra il Comune piemontese e la holding Usa, sponsor principale dei Giochi invernali di Torino 2006; incidente trascinatosi per tutto il giorno.
Tutto era nato da un ordine del giorno del consiglio comunale piemontese, contrario alla famosa bevanda. La vicenda, causata dal documento, aveva provocato le dure critiche del supervisore dei Giochi, Mario Pescante. "Se potessi - è stato il commento di Pescante da Londra, dove si trova per un progetto di solidarietà olimpica - seppellirei questa vicenda sotto un coro di risate. Appena sono atterrato in Inghilterra, però, tutti mi hanno chiesto notizie di questa 'baruffa' e mi sono reso conto che c' è poco da ridere perchè ci stiamo ridicolizzando in tutto il mondo".
Secondo i consiglieri Beppe Castronovo (Rifondazione Comunista) e Gianguido Passoni (Comunisti Italia) che hanno redatto il documento contestato, l'azienda a stelle e strisce metterebbe in atto "gravi politiche repressive verso i propri dipendenti in America Latina". E hanno invitato a boicottare la Coca Cola. Da qui il caos.  leggi il resto su Kataweb

CIO: SENZA SPONSOR NIENTE TORINO 2006

Il Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, interviene duro nella vicenda del presunto boicottaggio alla Coca-Cola, sponsor principale dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006, boicottaggio cui ha invitato il Comune di Torino. "Tutti gli sponsor del Cio, come la Coca Cola, forniscono al movimento olimpico un grande sostegno finanziario e promuovono i valori olimpici attraverso il mondo - scrive il Cio -. Senza gli sponsor i Giochi olimpici non potrebbero essere organizzati".da Kataweb

ECCO LA CONFERMA DELL'ARTICOLO PRECEDENTE: IL COMUNISMO E' VIVO E VEGETO.
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postato da: Lisistrata alle ore 17/11/2005 01:58 | Permalink |
categoria:sport, politica italiana
mercoledì, 10 agosto 2005

finali calcio azzurro olimpiadi 2004LA GIUSTIZIA "NEL PALLONE"
Quello che dovrebbe rappresentare lo sport nazionale, non riesce a sfuggire alle leggi peggiori del "mercato italiano" e della "giustizia-ingiusta italiana".
Dopo le, sarebbe il caso di ammetterlo finalmente: esemplari punizioni che sono state comminate alle squadre di calcio che si sono fatte beffe delle leggi, delle regole sportive e persino dei loro sostenitori, ecco che l'Italia benpensante scende in piazza a manifestare, mettendo nella protesta tutta la virulenza che porta con sé una protesta, che è già di per sé poco sopportabile per coloro che la subiscono se questa protesta è relativa ad una giusta rivendicazione, ma diventa inaccettabile proprio per il carattere futile che reca con sé lo sport, che ormai non è più degno nemmeno del rispetto, poiché troppi si sono fatti beffe delle regole civili.
Chissà cosa penserebbe De Coubertin se si fosse accorto che le regole sportive sono state ampiamente soppiantate dalle regole del mercato, dal gioco sporco, dagli investimenti illeciti, dalle vittorie rubate e dalla violenza gratuita che scoppia dentro e fuori gli stadi del calcio.
Nelle aule dei tribunali italiani si sono messi sotto processo e "giocati i destini" di alcune squadre, che avevano commesso illeciti a più livelli e proprio per compensare gli atti violenti e la regola beffarda non scritta, ma sempre valida, che chi grida più forte spesso porta a casa la ragione, ecco che i tribunali attuano proprio questa discriminazione. Infatti il Genoa e il Messina godono ora di questa discriminazione giustizialista che vede ancora una volta vincere l'ingiustizia dei prevaricatori, dei violenti e degli arroganti, contro le ragioni di chi ha subito il danno e soprattutto contro la giustizia che dovrebbe essere al di sopra delle parti e dare a tutti il loro dovuto, nulla di più, nulla di meno.

Leggete questo interessante articolo pubblicato sul Corriere, a firma Aldo Grasso:
LE LEGGI DEI VIOLENTI E L'ERRORE DEL GIUDICE
In Italia è sempre così: ha ragione chi grida più forte. Chi alza le barricate, chi scende in piazza, chi blocca i traghetti, chi occupa le stazioni, chi mette la città a ferro e fuoco. E chi trova un cavillo. Spesso chi grida più forte invocando anche il cavillo ha ragione due volte: prima sperimenta la ragione del prevaricatore e poi trova sempre un giudice, magari in buonafede, disposto ad accogliere le sue ragioni. Da un po' di anni, d'estate, si assiste a questo triste balletto della composizione dei calendari dei campionati di calcio.
È curioso infatti che questo mondo in dissoluzione, quello del pallone, abbia scoperto un'insolita vena moralistica e abbia deciso di mettere fuorigioco le squadre che non pagano il fisco o che si comprano le partite o che non rispettano il regolamento. Giustamente. È inevitabile però che, nell' affannosa osservanza del diritto, dell'imparzialità, della lealtà sportiva si faccia qualche eccezione. Come è accaduto in passato. Purtroppo, nell'ottemperare alle regole, tutti ambiscono a essere l'eccezione.
L'unione delle ragioni di chi grida più forte con quelle di chi pretende la deroga genera una miscela esplosiva in grado di far saltare ogni ordinamento. Più o meno è quello che è successo a Genova, dove il giudice civile Alvaro Vigotti ha accolto la richiesta di provvedimento d'urgenza dei legali del Genoa e ha ordinato alla Federazione Calcio di sospendere ogni decisione in ordine all'inquadramento delle squadre nelle diverse categorie e alla formazione dei calendari per la prossima stagione agonistica.
Il ricorso al provvedimento d'urgenza davanti al giudice civile ha consentito ai legali del Genoa di ottenere il congelamento di ogni decisione «che possa procurare alla società rossoblù un danno economico e patrimoniale imminente e irreparabile ». La combine c'era, conclamata, con risvolti persino ridicoli (il presidente Preziosi sorpreso il giorno dopo a pagare cash): ma i tifosi genoani non se la prendono con il loro presidente, preferiscono scendere in piazza. Di che stupirsi?
Il Tar del Lazio non aveva riammesso in serie A il Messina dopo che i tifosi siciliani avevano bloccato i traghetti sullo Stretto, costringendo centinaia di persone a passare la notte in auto, e si erano persino scontrati con le forze dell'ordine? Èsolo una casualità? Si discute molto del ruolo di supplenza che la magistratura a volte assumerebbe, ora sotto ilnome di politicizzazione o di giustizialismo o di questione morale. Si accusa la magistratura di volersi sostituire alla politica nel governo del Paese. Qui però ci troviamo di fronte a qualcosa di molto diverso.
Forse è più giusto parlare di «cattiva pedagogia » di certa magistratura molto sensibile alle ragioni della passione, del campanile, della piazza. È più giusto parlare di una strana alleanza (l'unica forse) fra politici e magistrati che trova nel tifo le sue argomentazioni per andare contro le leggi, per sovvertire le norme, per farsi giustizia a spese della giustizia sportiva. Scrivo queste note con la morte nel cuore. Ieri è scomparso per la seconda volta il Torino.Mase Superga ci aveva insegnato che i colori granata sono legati a un disegno divino, che non c'è squadra come il Toro che possieda un così alto patrimonio di sentimenti, un passato da mito, il senso di appartenenza, una forza dolente capace di scuotere dal di dentro, il patron Ciminelli ci insegna solo che a non rispettare le regole si finisce col rovinare tutto (o capita solo a noi?).
Alla vigilia dei cent'anni, la serie A conquistata sul campo, è dolorosamente triste cessare di esistere per aver evaso il fisco. Triste ma inevitabile.

postato da: Lisistrata alle ore 10/08/2005 12:15 | Permalink |
categoria:sport, giustizia, societa cronaca